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Piero Morpurgo |
L'armonia della natura e l'ordine dei governi (sec. XII-XIV)
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CAPITOLO
I CAPITOLO
II CAPITOLO
III CAPITOLO
IV
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Il
fascino della scienza del sec. XII si radicò nel pensiero dei
principi del Medioevo e dell’Età Moderna: Giorgio Vasari illustrò
a Francesco de’ Medici le proprietà dei "quattro elementi"
sottolineando come il controllo delle forze della Natura spettasse ai
dominatori del Mondo. Si stabilì così il principio per cui l’ordine
dei governi doveva ricalcare la perfezione delle regole della Natura e
di un Cosmo che emanava un’istinto di ripulsa verso la tirannide. Da
cronache e statuti come da testi scientifici e giuridici appare quanto
il pensiero politico medievale si sia fondato su una vasta rete di
intellettuali e di artisti che avevano il compito di far sì che il
sovrano sapiente comprendesse i segni della Natura.
L’interpretazione delle leggi della Natura scatenò i timori dei polemisti cristiani. Gli strali colpirono tutti coloro che nel leggere la Bibbia e nell’osservare i fenomeni naturali cercavano un’armonia per regolare l’ordine delle società. |
I
‘nuovi’ indirizzi di studio furono considerati così
destabilizzanti che si diffuse un’idea terrorizzante: ben presto l’Europa
sarebbe stata invasa da scienziati e maghi ebrei che avrebbero
dominato tutte le genti convicendo i fedeli alle sinistre teorie di
Talete e di Albumasar.
Eppure in Maimonide si riscontrava un’appassionata esaltazione delle capacità dell’uomo nel saper organizzare strategie per la sopravvivenza ove il rispetto della Natura garantiva l’evoluzione di una società ordinata. E Jean Bodin nello sviluppare le tesi maimonidee affermò che nel governo di uno Stato ben ordinato si deve seguire l’esempio del gran Dio della Natura che procede in tutto gradualmente facendo crescere da un minuto seme un albero in maniera inavvertibile |
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